Come gestire un attacco di panico: cosa fare nei primi minuti (e dopo)
Un attacco di panico si esaurisce da solo, di norma entro 10–20 minuti, qualunque cosa tu faccia. Quello che puoi fare è non alimentarlo e attraversarlo con meno paura. Ecco, passo per passo, cosa fare mentre arriva, cosa fare dopo e cosa fare perché non torni. Sono la Dott.ssa Sabina Dilillo, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Verona, e questi sono i passaggi che insegno in studio.
Prima di tutto: cosa sta succedendo
Il cuore accelera, il respiro si accorcia, la testa gira, le mani formicolano, ti sembra di svenire, di soffocare o di morire. È il sistema d’allarme del corpo che si è acceso senza un pericolo reale: adrenalina, muscoli pronti a scappare, respiro veloce che abbassa l’anidride carbonica e produce proprio vertigini e formicolii. È spaventoso e non è pericoloso. Se è la prima volta e i sintomi sono nuovi, una visita medica serve a escludere altre cause; poi, ogni volta successiva, puoi dirti con fondatezza: “lo conosco, passa”.
Cosa fare durante l’attacco
- Riconoscilo. “È un attacco di panico. È già successo. Passa da solo in pochi minuti.” Dirlo, anche a bassa voce, toglie forza all’idea di un pericolo reale.
- Allunga l’espirazione. Non respirare a fondo: peggiora. Inspira dal naso contando fino a 4, espira lentamente dalla bocca contando fino a 6, come per soffiare su una candela senza spegnerla. Ripeti per due o tre minuti. L’espirazione lunga è ciò che frena l’allarme.
- Ancorati ai sensi. Nomina cinque cose che vedi, quattro che puoi toccare, tre suoni che senti, due odori, una cosa che puoi gustare. Riporta l’attenzione fuori dal corpo.
- Lascia che i sintomi ci siano. Combatterli li amplifica. Prova a osservarli come un’onda: sale, arriva al picco, scende.
- Resta dove sei, se puoi. Scappare dal supermercato o accostare l’auto e chiamare qualcuno insegna al cervello che quel posto era pericoloso. Se resti finché l’onda scende, la prossima volta l’allarme sarà più debole.
- Non aggiungere paura alla paura. “Sto impazzendo”, “questa volta è un infarto”: sono i pensieri che rilanciano l’attacco. Sostituiscili con “è adrenalina, tra dieci minuti sarà passata”.
Cosa fare dopo
Dopo un attacco è normale sentirsi scossi, stanchi, “strani” per qualche ora. Non punirti e non analizzare per ore cosa l’ha scatenato. Bevi acqua, mangia qualcosa, muoviti un po’. Riprendi ciò che stavi facendo, anche in piccolo: il modo in cui tratti l’attacco dopo conta quanto ciò che fai durante.
Cosa non fare
- Respirare in un sacchetto: è un consiglio superato e può peggiorare la sensazione di soffocare.
- Bere alcol “per calmarti”: accelera il ciclo di attacchi.
- Portarti dietro un “oggetto sicuro” (acqua, pastiglie, telefono in mano): allevia sul momento e conferma che senza non ce la faresti.
- Evitare i posti in cui è successo: è ciò che trasforma qualche attacco in un disturbo di panico.
Cosa fare perché non torni
Gestire l’attacco è il pronto soccorso. Per interrompere il ciclo serve lavorare sulle cause: sui pensieri catastrofici che trasformano una sensazione in un allarme, sulla tolleranza delle sensazioni temute, sul ritorno graduale nei luoghi evitati. È ciò che fa la psicoterapia cognitivo-comportamentale, il trattamento di riferimento per il disturbo di panico, in genere in percorsi focalizzati di alcuni mesi. Nel mio studio a Verona e online il percorso è descritto nella pagina attacchi di panico a Verona; se gli attacchi si inseriscono in un’ansia di fondo, nella pagina psicologa per l’ansia a Verona.
Domande frequenti
Quanto dura un attacco di panico?
Il picco arriva in pochi minuti e l’attacco si esaurisce di norma entro 10–20 minuti. La sensazione di scossa residua può durare più a lungo, ma non è più l’attacco.
Cosa fare se arriva di notte?
Gli stessi passi: riconoscerlo, allungare l’espirazione, ancorarsi ai sensi (accendi una luce bassa, tocca il lenzuolo, ascolta i suoni). Non alzarti a controllare il battito e non guardare l’orologio: alimentano l’allarme.
Posso aiutare qualcuno che sta avendo un attacco?
Sì: resta accanto, parla con calma e poche parole, respira lentamente con lui o lei, non dire “calmati” e non chiamare aiuto a meno che non sia la prima volta o ci siano dubbi medici. Dopo, non trattarlo come un malato.
Gli attacchi di panico si possono superare del tutto?
Sì: il disturbo di panico risponde bene alla psicoterapia cognitivo-comportamentale e la maggior parte delle persone che completa un percorso torna a fare ciò che evitava.
Se gli attacchi stanno restringendo la tua vita, prenota un primo colloquio nel mio studio a Verona o online.