Sentirsi soli anche in mezzo agli altri: perché succede e cosa fare
Sentirsi soli non dipende da quante persone hai intorno. Si può stare in famiglia, in coppia, in un ufficio pieno, e sentire lo stesso un vuoto che nessuno sembra vedere. È una delle esperienze più comuni e meno raccontate, e non è un difetto di carattere: è un segnale. Sono la Dott.ssa Sabina Dilillo, psicologa e psicoterapeuta a Verona: in questo articolo spiego da dove nasce la solitudine che fa male, quando diventa un problema e cosa si può fare.
Solitudine e isolamento non sono la stessa cosa
L’isolamento è un fatto: poche relazioni, pochi contatti. La solitudine è un sentimento: la percezione che nessuno ti conosca davvero, che le tue relazioni non ti raggiungano. Si può essere isolati e stare bene, e si può essere circondati e sentirsi soli. Il secondo caso è il più doloroso, perché dall’esterno “non manca niente”, e chi lo vive finisce per non dirlo a nessuno.
Perché ci si sente soli anche in compagnia
- Relazioni di superficie. Tanti contatti, poche conversazioni vere: si parla di cose, non di sé.
- Il senso di non essere capiti. Quando ciò che senti non trova parole, o le trova e non viene accolto, la distanza cresce anche con chi ami.
- Una fase di passaggio. Un trasloco, una separazione, la nascita di un figlio, la pensione, un lutto: la rete di prima non c’è più e quella nuova non è ancora arrivata.
- La vergogna. “Se dico che mi sento solo, sembrerò patetico”: e così si finge, e il fingere allontana ancora di più.
- Una storia antica. Chi da bambino ha imparato che i propri bisogni disturbano tende, da adulto, a non chiedere, a non mostrarsi, e a sentirsi solo anche quando è amato.
- Umore basso o ansia. La depressione fa vedere gli altri come lontani e sé stessi come un peso; l’ansia sociale fa evitare proprio le occasioni che potrebbero aiutare.
Quando la solitudine diventa un problema
Un periodo di solitudine è normale, soprattutto dopo un cambiamento. Vale la pena fermarsi quando dura da mesi; quando ti accorgi di evitare le occasioni di contatto anche se le desideri; quando il vuoto si accompagna a umore basso, insonnia, perdita di interesse o pensieri del tipo “non conto niente per nessuno”; quando riempi il vuoto con cibo, alcol, lavoro, schermi; quando resti in una relazione che ti fa male solo per non restare solo. La solitudine prolungata pesa sulla salute fisica quanto sull’umore: non è un capriccio.
Cosa fare, in pratica
- Dillo a una persona. Una sola. “Ultimamente mi sento solo” è una frase difficile e potente: quasi sempre chi la riceve risponde meglio di quanto temi.
- Cerca la profondità, non la quantità. Un caffè con una persona a cui puoi dire la verità vale più di dieci serate di gruppo.
- Esponiti un po’ di più. Rispondere con qualcosa di vero invece che con “tutto bene” cambia il livello della conversazione.
- Rientra in un posto regolare. Un corso, un’attività, un volontariato: la ripetizione crea legami più della simpatia.
- Riduci gli anestetici. Scorrere il telefono per ore dà la sensazione di compagnia e lascia più vuoto di prima.
- Cura il corpo. Sonno, movimento, luce: la solitudine si sente meno in un corpo che sta meglio.
Quando chiedere aiuto a uno psicologo
Se la solitudine dura da mesi, se nasce da uno schema che si ripete (“finisco sempre per sentirmi così”), se si accompagna a depressione o ansia, o se hai provato tutto e non cambia nulla, un percorso psicologico aiuta a capire cosa tiene la distanza e a costruire relazioni diverse. Nel mio studio a Verona e online lavoro spesso su questo tema, che sta dietro a molte richieste che arrivano con altri nomi: depressione, ansia, relazioni da cui non si riesce a uscire.
Domande frequenti
Sentirsi soli è depressione?
Non necessariamente: la solitudine è un sentimento, la depressione un disturbo dell’umore. Spesso però convivono, e una solitudine che dura mesi può contribuire alla depressione. Se al vuoto si aggiungono umore basso, insonnia e perdita di interesse, vale la pena parlarne con un professionista.
Perché mi sento solo anche se sono in coppia?
Perché la vicinanza fisica non garantisce quella emotiva. Quando nella coppia non ci si dice più le cose importanti, la solitudine è spesso la prima a farsi sentire; la terapia di coppia lavora proprio su questo.
È normale sentirsi soli dopo un trasloco o una separazione?
Sì. Sono passaggi in cui la rete di prima si perde. Diventa un problema se, dopo mesi, non riesci a ricostruirne una nuova o eviti le occasioni per farlo.
Se ti riconosci in queste righe e vuoi capire cosa tiene la distanza, prenota un primo colloquio nel mio studio a Verona o online.