Elaborazione del lutto a Verona

Il lutto è una reazione normale alla perdita, non una malattia: nella maggior parte dei casi si attraversa con le proprie risorse. Quando il dolore resta bloccato per mesi e limita la vita quotidiana, la psicoterapia può aiutare. Sono la Dott.ssa Sabina Dilillo, psicologa e psicoterapeuta con formazione EMDR e Psicoterapia Sensomotoria: accompagno l’elaborazione del lutto nel mio studio di Via Giovanni da Verrazzano 3, Verona (quartiere Navigatori), e online.

Il lutto non è una malattia

Perdere una persona cara è doloroso e disorientante, e il dolore che ne segue non è un sintomo da eliminare: è la reazione attesa quando un legame si interrompe. Nella maggior parte dei casi il lutto si elabora con i tempi e le risorse di ciascuno.

Vale la pena spendere una parola sulle «fasi del lutto», il modello più diffuso quando si parla di perdita. Il modello delle cinque fasi nasce dalle osservazioni di Elisabeth Kübler-Ross su pazienti terminali che affrontavano la propria morte, non su persone in lutto, e la ricerca successiva non ha confermato che il dolore proceda in una sequenza ordinata. Chi si accorge di non «rispettare» quelle tappe teme di sbagliare qualcosa. Non è così.

Nella pratica clinica il lutto assomiglia piuttosto a un’oscillazione: giorni in cui il dolore occupa tutto e giorni in cui la vita riprende. Non è incoerenza, è uno dei modi in cui il lutto si attraversa.

Quando il dolore si blocca

C’è però una parte di persone per cui il dolore, invece di trasformarsi, si ferma: a mesi di distanza resta intenso come nei primi giorni e continua a impedire di vivere.

Alcuni segnali che considero degni di attenzione — non è una lista diagnostica, e riconoscersi in uno di questi punti non significa avere un disturbo:

  • la vita quotidiana resta ferma: lavoro, casa, relazioni, cura di sé;
  • l’evitamento sistematico di luoghi, oggetti e ricorrenze — o, all’opposto, l’impossibilità di allontanarsene;
  • un senso di colpa che ritorna sempre agli stessi pensieri: ciò che si è fatto, ciò che non si è fatto;
  • non riuscire a nominare la persona, o a parlarne senza esserne travolti;
  • l’immagine degli ultimi momenti che torna in modo intrusivo;
  • il sentirsi disconnessi, come se la propria identità si fosse interrotta con quella perdita.

Quando un quadro simile persiste si parla di lutto complicato, termine clinico di uso più antico, o di disturbo da lutto prolungato, la categoria diagnostica introdotta nell’ICD-11 e, nel 2022, nel DSM-5-TR. Riconoscersi in un segnale non significa però avere un disturbo: nessun elenco sostituisce una valutazione fatta insieme. In alcuni casi il lutto si intreccia con un quadro depressivo, che richiede una valutazione a sé: ne parlo nella pagina dedicata alla depressione. Quando compaiono un calo importante del tono dell’umore o pensieri di farsi del male, il confronto con il medico curante viene prima di tutto il resto; se quei pensieri sono pressanti o immediati, è necessario rivolgersi senza attendere al Pronto Soccorso o chiamare il 112.

Come lavoro con il lutto

Nel mio studio l’elaborazione del lutto comincia dalla cosa più semplice da descrivere: uno spazio in cui raccontare. Molte persone si accorgono presto che chi sta intorno smette di chiedere, e che quel racconto ha bisogno di essere ripetuto più volte prima di poter essere sostenuto.

Con gli strumenti della terapia cognitivo-comportamentale affrontiamo i pensieri che si ripetono a vuoto: le ruminazioni sul «se avessi», i sensi di colpa, che spesso poggiano su una responsabilità molto più piccola di come viene vissuta — non per convincere qualcuno che non deve sentirsi in colpa, ma per esaminarli insieme e restituire loro proporzione.

Una parte importante riguarda il legame. Elaborare non vuol dire dimenticare né «voltare pagina»: la relazione con chi non c’è più può trovare una forma diversa, fatta di ricordo e di ciò che quella persona continua a rappresentare.

Quando la morte è stata improvvisa o traumatica, o quando un’immagine resta congelata e riaffiora contro la volontà, integro l’EMDR: che può aiutare a rielaborare quel ricordo specifico senza trattare l’intero lutto come un trauma.

Lutti che si fatica a nominare

Alcune perdite ricevono meno riconoscimento sociale di altre, e questo lascia più solo chi le attraversa.

Penso al lutto perinatale — un aborto spontaneo, una morte in utero — dove il dolore è pieno ma viene spesso minimizzato. Penso alla morte per suicidio, che aggiunge alla perdita domande senza risposta e una vergogna che non dovrebbe esserci. Penso alla morte di un animale, sottovalutata da molti e reale per chi la vive.

E penso ai lutti senza morte: una separazione, una diagnosi che cambia il futuro immaginato, la perdita progressiva di una persona ancora presente ma resa diversa dalla malattia. Anche questi sono lutti, e nel mio studio li accolgo come tali.

Sostenere chi è in lutto

A volte a scrivermi non è la persona in lutto, ma chi le sta accanto, con la stessa domanda: cosa posso fare?

Aiuta esserci senza scadenze, anche mesi dopo, quando gli altri sono tornati alle proprie vite; nominare la persona morta invece di evitarne il nome; offrire un aiuto concreto — una spesa, un passaggio, una cena — piuttosto che un generico «chiamami se ti serve»; tollerare il silenzio e le lacrime senza correre a consolare.

Aiuta meno spiegare la perdita («era il suo momento», «almeno non ha sofferto»), confrontarla con altri lutti, invitare a reagire o a distrarsi, e ogni indicazione su quanto tempo sia ragionevole soffrire.

Credenziali e informazioni pratiche

Ricevo nel mio studio di Via Giovanni da Verrazzano 3, 37138 Verona (quartiere Navigatori), e lavoro anche online. Il colloquio individuale ha un costo di 80 €, per una durata di circa 50-60 minuti; le prestazioni sono esenti IVA e detraibili al 19% come spese sanitarie.

  • Iscrizione all’Albo degli Psicologi della Regione Veneto (n. 13478, Sez. A);
  • abilitazione alla psicoterapia;
  • formazione EMDR e Psicoterapia Sensomotoria;
  • approccio cognitivo-comportamentale integrato;
  • iscrizione all’Albo FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica).

Quando il lutto si intreccia con una storia traumatica più ampia il lavoro si estende a quell’ambito, come descrivo nella pagina psicoterapeuta a Verona. Per un primo colloquio conoscitivo, in studio o online, puoi scrivermi dalla pagina dei contatti o chiamare il 371 388 6574.

Domande frequenti

Quanto tempo dura un lutto?

Non esiste una durata prevista, e nessuna indicazione temporale vale per tutti. Il lutto non finisce come finisce una malattia: cambia forma. Nella maggior parte dei casi il dolore acuto dei primi tempi lascia gradualmente spazio a un ricordo che resta accessibile senza travolgere, anche se ricorrenze e anniversari possono riportarne l’intensità per anni. Il segnale che osservo non è quanto tempo è passato, ma se la vita ha ripreso a muoversi.

È normale sentirsi in colpa?

Sì, ed è tra le esperienze più comuni: il senso di colpa per ciò che si è fatto o non si è fatto, per le parole dell’ultima volta, o per essere tornati a stare bene qualche ora. Di solito riflette il tentativo della mente di trovare una responsabilità dove non c’era controllo. Quando però diventa un pensiero che si ripete senza uscita, è uno degli aspetti su cui lavoro più spesso in terapia.

Serve la terapia o passa da solo?

Nella maggior parte dei casi si trasforma da solo: la ricerca sul lutto indica che la maggioranza delle persone attraversa una perdita con le proprie risorse e con il sostegno di chi le sta intorno, senza bisogno di un intervento clinico. Preferisco dirlo apertamente. La terapia diventa utile quando il dolore resta bloccato, quando a mesi di distanza la vita quotidiana non riparte, quando la morte è stata traumatica, o quando la perdita riapre ferite precedenti.

Si lavora anche su lutti di molti anni fa?

Sì, e mi capita con una certa frequenza. Capita che una perdita mai elaborata torni a farsi sentire molto tempo dopo, riattivata da un anniversario, da una nuova perdita, da un cambiamento di vita o dal raggiungere l’età che aveva la persona morta. Il tempo trascorso, di per sé, non impedisce di lavorarci: un lutto rimasto in sospeso per anni può essere ripreso ed elaborato.

Per un primo colloquio, in studio o online, puoi utilizzare la pagina dei contatti o chiamare il 371 388 6574.

Come psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica a Verona, accompagno persone e coppie in percorsi psicologici e psicoterapeutici dedicati ad affrontare difficoltà emotive e relazionali, superare momenti di crisi e ritrovare equilibrio e serenità interiore.

Dott.ssa Sabina DililloPsicologa a Verona
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Dott.ssa Sabina Dilillo - Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa, Consulente Sessuale a Verona
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