Quanto dura una psicoterapia

Non esiste una durata standard della psicoterapia. Un percorso dura il tempo necessario a raggiungere gli obiettivi concordati, e questo dipende dalla natura della difficoltà, dalla storia della persona e dalla sua risposta al lavoro terapeutico. Alcuni percorsi focalizzati si concludono in pochi mesi; altri richiedono più tempo. La durata non viene imposta: si definisce insieme all’inizio e si rivaluta periodicamente lungo il percorso.

Da cosa dipende la durata di una psicoterapia

«Quanto durerà?» è una delle prime domande che mi vengono rivolte, ed è una domanda legittima. La risposta onesta è: dipende. Non da una formula, ma da alcuni elementi concreti che valutiamo insieme fin dai primi colloqui.

  • Gli obiettivi: lavorare su una difficoltà circoscritta richiede in genere meno tempo che modificare schemi radicati da anni.
  • La complessità della storia: un evento singolo e recente è diverso da esperienze dolorose ripetute nel tempo, soprattutto se risalgono all’infanzia.
  • Il contesto di vita: le risorse, i sostegni, gli impegni e gli stress del presente influenzano il ritmo del lavoro.
  • La risposta personale: ogni persona elabora con i propri tempi, e questi tempi meritano rispetto.

Le fasi di un percorso psicoterapeutico

Ogni percorso è diverso, ma alcune fasi ricorrono e aiutano a orientarsi. Nei primi colloqui ascolto la storia della persona, inquadro la difficoltà e definiamo insieme gli obiettivi del lavoro: è la fase di valutazione, che occupa in genere i primissimi incontri.

Segue il lavoro attivo, la fase centrale e solitamente la più lunga, in cui affrontiamo i temi concordati. Quando i cambiamenti iniziano a stabilizzarsi, l’attenzione si sposta sul consolidamento: rendere solidi i risultati nella vita di tutti i giorni.

La chiusura, infine, viene preparata insieme, non decisa all’improvviso; quando è utile, concordiamo incontri di follow-up a distanza di tempo. Ho descritto queste fasi in modo più ampio nella pagina dedicata al percorso psicoterapeutico. Nessuna fase ha una durata fissa: si passa alla successiva quando la persona è pronta, non quando lo dice il calendario.

Percorsi focalizzati e percorsi più profondi

Un percorso focalizzato ha un obiettivo delimitato: una fobia specifica, un momento di crisi, una difficoltà circoscritta. In questi casi il lavoro può concludersi in tempi relativamente contenuti, perché l’attenzione resta su un tema preciso.

Un lavoro più profondo — sui traumi complessi, sugli schemi relazionali di lunga data, sui disturbi strutturati — richiede più tempo, perché non si limita ad attenuare un sintomo, ma tocca il modo in cui la persona ha imparato a proteggersi. Come descrivo nella pagina dedicata alla psicoterapia per ansia, depressione e trauma, in questi percorsi integro l’approccio cognitivo-comportamentale con EMDR e Psicoterapia Sensomotoria.

Non esistono percorsi di serie A e di serie B: la profondità del lavoro dipende da ciò di cui la persona ha bisogno in quel momento della sua vita.

Come si decide insieme la durata

La durata non è qualcosa che stabilisco da sola. All’inizio del percorso concordiamo obiettivi chiari, e a intervalli regolari ci fermiamo a verificare a che punto siamo: cosa è cambiato, cosa resta da affrontare, se la direzione ha ancora senso per la persona.

Questa verifica periodica protegge da due rischi opposti: interrompere troppo presto, quando i cambiamenti non sono ancora stabili, e proseguire per inerzia, quando gli obiettivi sono già stati raggiunti. Chi è in terapia può sollevare il tema della conclusione in qualsiasi momento: è un argomento legittimo del lavoro, non un tabù.

Il mio compito non è trattenere le persone in studio, ma accompagnarle verso l’autonomia.

Il ruolo della frequenza delle sedute

Anche la frequenza incide sulla durata complessiva. Nella maggior parte dei casi le sedute sono settimanali, soprattutto all’inizio: una cadenza regolare aiuta a costruire l’alleanza terapeutica e a dare continuità al lavoro.

Nelle fasi di consolidamento gli incontri possono diradarsi, ad esempio ogni due settimane, fino ai follow-up conclusivi. Quando gli impegni o la distanza rendono difficile la presenza in studio, le sedute online permettono di non interrompere il percorso.

Come la durata, anche la frequenza non è mai rigida: la concordiamo insieme e la adattiamo alla fase del lavoro e alla vita della persona.

Domande frequenti

Posso interrompere la psicoterapia quando voglio?

Sì, sempre: la terapia è una scelta libera e nessuno può obbligarti a proseguire. Quando possibile, però, è utile parlarne prima in seduta: un colloquio di chiusura permette di dare un senso al lavoro fatto e di lasciare la porta aperta per il futuro, senza alcun obbligo.

La terapia può durare troppo a lungo?

È una preoccupazione comprensibile, e proprio per questo la verifica periodica fa parte del metodo: a intervalli regolari valutiamo insieme i progressi rispetto agli obiettivi concordati. Se il lavoro non sta portando benefici, lo affrontiamo apertamente e decidiamo come modificarlo o concluderlo. L’obiettivo della terapia è l’autonomia della persona, non la sua permanenza in studio.

Ogni quanto si fanno le sedute?

Nella maggior parte dei casi le sedute hanno cadenza settimanale, soprattutto nella fase iniziale e in quella di lavoro attivo. Nelle fasi di consolidamento la frequenza può ridursi, ad esempio a un incontro ogni due settimane. Ogni seduta dura circa 50-60 minuti e la cadenza viene concordata insieme, in base alla fase del percorso.

Per un primo colloquio, in studio o online, puoi utilizzare la pagina dei contatti o chiamare il 371 388 6574.

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Dott.ssa Sabina Dilillo - Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa, Consulente Sessuale a Verona
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