Psicoterapeuta a Verona – Dott.ssa Sabina Dilillo – Benessere e Crescita Personale
La Dott.ssa Sabina Dilillo, psicologa e psicoterapeuta, riceve nel suo studio a Verona creando uno spazio di ascolto e dialogo per chi affronta difficoltà emotive, relazionali o desidera ritrovare equilibrio e serenità interiore. L’approccio integrato valorizza la singolarità di ogni persona, attraverso percorsi terapeutici fondati su metodologie validate dalla ricerca clinica.
Dipendenza affettiva e relazioni “tossiche”: come riconoscerle e quando chiedere aiuto
Nel linguaggio quotidiano si sente parlare spesso di “relazioni tossiche” o di “dipendenza affettiva”. Al di là delle etichette, molte persone descrivono legami in cui fanno fatica a stare bene ma fanno altrettanta fatica a distaccarsi, alternando momenti di forte coinvolgimento a fasi di sofferenza intensa. Questo testo non sostituisce una valutazione clinica, ma offre alcuni spunti per orientarsi e capire quando può essere utile chiedere un supporto professionale.
Che cosa si intende per dipendenza affettiva
Con il termine dipendenza affettiva ci si riferisce, in modo descrittivo, a situazioni in cui il rapporto con l’altro diventa il centro quasi esclusivo della propria vita emotiva, al punto da mettere in secondo piano bisogni, limiti e progetti personali. Il legame viene vissuto come indispensabile per sentirsi degni, amabili o al sicuro, e l’idea di perderlo può generare una paura molto intensa.
Non si tratta semplicemente di “voler bene” o di tenere alla relazione: la persona può arrivare a tollerare situazioni che la fanno soffrire profondamente pur di non rischiare una rottura, o può investire quasi tutta la propria energia nel tentativo di mantenere il rapporto.
Alcuni segnali possibili
Ogni storia è diversa, ma in molte situazioni di dipendenza affettiva o di relazione fortemente sbilanciata si possono ritrovare alcuni elementi, ad esempio:
- paura intensa dell’abbandono o del rifiuto, anche di fronte a segnali piccoli o ambigui;
- difficoltà a dire di no o a porre limiti per timore di “far arrabbiare” o perdere l’altro;
- tendenza ad assumersi in modo automatico la responsabilità di ciò che non funziona nella relazione;
- sensazione di “non essere niente” senza quella specifica persona;
- periodi in cui ci si promette di chiudere la relazione, seguiti da ritorni ripetuti;
- isolamento progressivo da amici, famiglia o interessi personali;
- presenza di dinamiche di svalutazione, controllo o forte ambivalenza emotiva.
Questi elementi non definiscono da soli una diagnosi: sono segnali che, se risuonano, possono indicare un’area su cui vale la pena fermarsi a riflettere.
Perché a volte è così difficile allontanarsi
Dal di fuori può sembrare semplice: “se stai male, perché non te ne vai?”. Nella pratica, i legami che si configurano come dipendenti o molto sbilanciati sono spesso intrecciati a vissuti di storia personale complessi: esperienze di non sentirsi visti, paura di essere rifiutati, pattern appresi in famiglia, modelli di attaccamento in cui la vicinanza è stata alternata a distanza o incoerenza.
Il legame problematico, per quanto doloroso, può rappresentare qualcosa di conosciuto e allo stesso tempo la speranza di “aggiustare finalmente” antiche ferite. Questo contribuisce a rendere difficile prendere decisioni nette o mantenere nel tempo i cambiamenti desiderati.
Quando può essere utile chiedere aiuto
Può essere utile valutare un percorso psicologico o psicoterapeutico quando, ad esempio:
- la relazione assorbe quasi tutte le energie emotive, lasciando poco spazio ad altri ambiti di vita;
- ci si sente spesso in colpa, sbagliati o “mai abbastanza”;
- si alternano fasi di idealizzazione dell’altro a momenti di forte rabbia o sconforto;
- si fa fatica a riconoscere i propri bisogni o a considerarli legittimi;
- sono presenti dinamiche di svalutazione, manipolazione, controllo o paura;
- nonostante i tentativi di cambiare, ci si ritrova in relazioni simili a quelle del passato.
Chiedere aiuto non significa ricevere indicazioni su cosa “devi” fare nella tua relazione, ma avere uno spazio in cui comprendere meglio che cosa sta accadendo e quali possibilità sono davvero a tua disposizione.
Come può aiutare un percorso psicoterapeutico
In un percorso psicoterapeutico è possibile lavorare su più livelli:
- riconoscere e nominare le dinamiche presenti nella relazione, senza giudizio, ma con chiarezza;
- esplorare la propria storia affettiva e i modelli relazionali appresi nel tempo;
- dare spazio a emozioni come rabbia, vergogna, paura, spesso difficili da esprimere altrove;
- rinforzare il senso di valore personale indipendentemente dalla risposta dell’altro;
- valutare, con tempi rispettosi, quali passi concreti siano sostenibili e protettivi per sé.
L’obiettivo non è “rompere” o “salvare” automaticamente una relazione, ma accompagnare la persona nel costruire uno sguardo più consapevole e più gentile verso di sé e i propri legami.
Un primo colloquio a Verona
Se ti ritrovi in alcuni dei passaggi descritti e senti il bisogno di parlarne in uno spazio protetto, può essere utile valutare un primo colloquio psicologico.
Nel mio studio di psicoterapia a Verona è possibile utilizzare questo incontro iniziale per esplorare la situazione che stai vivendo, comprendere meglio i vissuti legati alla relazione e valutare insieme se un percorso possa esserti d’aiuto.
Per maggiori informazioni puoi consultare: